La battaglia contro lo spreco alimentare trova validi alleati nella tecnologia e la circular economy 

La circular economy si sta diffondendo a ritmo crescente in numerosi ambiti della vita quotidiana, e la sfera del cibo e dell’alimentazione non poteva esserne certo esente. Sono sempre più numerose le aziende e le start up che propongono soluzioni per trasformare il surplus alimentare in risorsa utile per la comunità, partendo dall’assunto che quel che è normalmente considerato uno scarto può essere non solo reintrodotto in un circolo virtuoso di consumazione, ma può anche rappresentare un proficuo introito per le imprese. Sicuramente un gran vantaggio da aggiungere alla già lunga lista di benefici del recupero alimentare.

In questo senso, la tecnologia apporta un significativo contributo nel rendere tutti questi servizi e iniziative accessibili a chiunque. E quando diciamo chiunque, non stiamo solo parlando di qualunque consumatore: seguendo la stessa logica inclusiva della circular economy, la cerchia dei fruitori include anche produttori, distributori e ristoratori.

A questo punto penseremmo subito a intricati quanto inaccessibili algoritmi e hardware, ma connettere questo esteso gruppo di utenti è meno complicato di quanto potremmo immaginare: non basta che un tocco. Una delle innovazioni tecnologiche più accessibili e semplici da usare a sostegno del recupero alimentare, infatti, è quella offerta dalle app, device prediletto dei giovani imprenditori che scelgono di mettere in pratica la propria idea e renderla fruibile.

E’ il caso del team finlandese di ResQ-club, che permette ai ristoranti di vendere i loro preparati in eccesso a prezzi ridotti -evitando così di buttarli via. Partendo dalla geolocalizzazione dell’utente, l’app può indicare quali sono i ristoranti più vicini e cosa stanno vendendo a fine giornata. ResQ-club è attiva in numerose città del Nord Europa e da Gennaio 2016 ha recuperato oltre 25.000kg di cibo dal destino della discarica.

Esempio simile è quello del team danese di Too Good To Go, la cui app connette i ristoranti che vogliono vendere le pietanze invendute ai consumatori. L’app ha riscontrato sin dal suo lancio un successo internazionale, approdando così oltre i confini della Danimarca e raggiungendo Germania, Francia, Regno Unito e Norvegia. Al momento conta 550.000 user in giro per l’Europa e vanta più di 8.500 pasti recuperati.

Sono numerosi, inoltre, gli strumenti che corrono in soccorso della beneficenza. Food Cowboy, per esempio, è l’app sviluppata in Texas che permette alle organizzazioni di carità di ritirare interi pallet e confezioni di cibo rifiutati dai magazzini della grande distribuzione organizzata.

Data per scontata la permeazione della tecnologia nella nostra quotidianità, la fruibilità e accessibilità di questi device non può che garantire un numero sempre crescente di user da diverse realtà, e supportare in maniera significativa la lotta contro lo spreco alimentare.

Photo credits: Too Good To Go