Le etichette laser si uniscono alle soluzioni minimaliste ed eco-friendly del nuovo packaging alimentare 

Pensando a supermercati, industrie alimentari e consumatori, l’idea di “spreco” potrebbe essere immediatamente collegato a cibo scartato, scaduto e in eccesso. Ma oltre a questa fonte primaria di spreco, si nasconde un insieme di cattive pratiche, pattern di consumo e produzione il cui impatto ambientale è altrettanto allarmante. In questo contesto, scatole, involucri e ogni sorta di packaging sono imputabili per più di una ragione: l’eccesso di confezioni (soprattutto per alimenti freschi) e l’utilizzo di materiali non riciclabili, per esempio, influenzano significativamente le scelte d’acquisto di quella fascia di consumatori con una sempre crescente consapevolezza ambientale.

In risposta alla domanda di alternative più verdi, le industrie alimentari intorno al mondo cercano di connettere il mondo della tecnologia a quello del design per proporre soluzioni innovative che siano più eco-friendly, ma anche più convenienti per i consumatori. Accanto a una selezione più oculata dei materiali e design più puliti, una tendenza in voga negli ultimi anni è stato il corner dello sfuso introdotto in numerose catene di supermercati, dove diverse tipologie di alimenti possono essere imbustate, pesate e trasportate in maggiori quantità, in stesse confezioni -molto spesso riutilizzabili. Esempi virtuosi arrivano inoltre da grandi e piccole città, dove interi punti vendita sono costruiti intorno alla pratica dello sfuso -esteso anche oltre ai prodotti alimentari.

Un ulteriore passo di questa imponente riduzione del packaging arriva da Svezia, Regno Unito e Paesi Bassi, dove alcune catene di supermercati stanno sostituendo le etichette adesive con l’incisione laser su frutta e verdura selezionata. La tecnica, chiamata “natural branding”, utilizza una forte luce capace di rimuovere pigmento dalla buccia del prodotto. Il segno è invisibile una volta eliminata la pelle; inoltre, non influisce minimamente sul tempo di conservazione, la sicurezza e la commestibilità del cibo. I benefici della tecnologia laser sono consistenti in termini di utilizzo della plastica, sfruttamento dell’energia e, soprattutto, emissioni di anidride carbonica: richiede meno dell’1% delle emissioni prodotte dalla stampa di un’etichetta di dimensioni simili. Pensando ai costi, l’investimento iniziale in una macchina laser potrebbe rendere questa soluzione meno attraente, ma basta considerarlo in un’ottica di lungo termine per constatarne l’economicità se paragonato alla normale produzione di etichette.

Arance, noci di cocco, patate dolci e avocado sono stati già testati, ricevendo un feedback positivo dai consumatori tramite i social media. Le implicazioni sulla chiarezza delle informazioni, l’impatto del design e l’apprezzamento generale del prodotto richiederanno sicuramente ulteriori studi e prove, ma finora, possiamo dire che la sostenibilità è sempre un’ottima notizia.

Photo credits: ICA Nature&More