Le iniziative che combattono lo spreco alimentare partendo dagli scaffali dei supermercati sembrano essere ormai inarrestabili. Quella che può essere definita a giusta causa una tendenza crescente sta già influenzando i policy maker di numerosi stati della Comunità Europea.

Se vuoi davvero vincere, devi conoscere il tuo nemico. E pensare allo spreco alimentare come una singola problematica potrebbe non essere la miglior strategia: riflettendo la complessità del sistema alimentare, anche lo spreco implica un certo numero di attori e scenari che, combinati in maniera sempre diversa, conducono a molteplici conseguenze e a una visione molto più sfaccettata del problema.

Quando viene focalizzata su segmenti specifici della catena alimentare, la lotta può risultare più efficace: è l’approccio che alcune nazioni europee stanno cercando di adottare nel contesto dei supermercati. Iniziative private e leggi pubbliche sembrano convergere nella stessa direzione per minimizzare lo spreco alimentare, educare i consumatori e attirare l’attenzione pubblica.

Il primo esempio arriva dalla Francia, che nel 2014 ha assistito al lancio della campagna di successo Les fruits et légumes moches da parte della catena di supermercati Intermarché : frutta e verdura che normalmente non supera gli standard di vendita (perché brutta, deforme e ammaccata) è stata raccolta e venduta negli stores con uno sconto del 30%. Dopo una certa riluttanza dei consumatori, Intermarché ha iniziato a vendere zuppe e succhi estratti da frutta e verdura “brutta”, per convincere che il sapore fosse esattamente identico ai prodotti regolari. La risposta è stata più che positiva, e in breve la campagna è diventata virale attirando l’attenzione di pubblico e media, arrivando anche a sensibilizzare maggiormente il governo francese. Nel Febbraio 2016, infatti, il Senato ha approvato una legge anti-spreco: ogni supermercato con un’estensione di 400mq o più è adesso obbligato a donare il surplus alimentare in beneficenza. Seguendo l’onda positiva, Intermarché non ha voluto fermarsi: da poco ha introdotto Les biscuits moches, biscotti rotti o frantumati durante la catena di produzione, venduti al 30% in appositi pacchi.

L’Italia sembra seguire lo stesso percorso. Dopo solo un mese dal lancio della legge in Francia, la Camera ha varato un provvedimento per il recupero del surplus alimentare che aspetta solo il voto finale del Senato. A differenza della Francia, che prevede una multa per le aziende inadempienti, l’Italia vuole incoraggiare ogni tipo di impresa alimentare a donare il cibo in eccesso, offrendo degli sconti sulla tassa della pattumiera. Entro i limiti della sicurezza per la salute e l’igiene, la legge permetterà anche di donare cibo oltre la data di scadenza, e renderà molto più semplice il processo sia per gli enti donatori che per quelli riceventi.

Un altro caso ispirante è quello del supermercato danese WeFood, che dal cuore della capitale vende prodotti altrimenti destinati alla discarica. Questi alimenti, ovviamente ancora commestibili, vengono venduti a prezzi inferiori sia ai consumatori bisognosi che a quelli attenti alla causa.

Che tutti questi esempi incoraggianti siano segno di una crescente consapevolezza che si estende in tutta Europa? Noi crediamo di sì.

Photo credits: Intermarché